Charlie Hebdo

Questa mattina sono stato fortunato. In realtà, ho pregato in ginocchio, ieri, il mio edicolante di fiducia affinché mi lasciasse una copia de Il Fatto quotidiano, con l’inserto di Charlie Hebdo: il settimanale umoristico francese che è stato la causa degli atti di terrorismo, in Francia, la settimana scorsa.
L’ho letto dalla prima all’ultima pagina. Mi sono appassionato, spinto anche dal fatto che l’esemplare che possedevo fosse una reliquia. E che pochi, almeno, nella mia città lo avessero. Visto che le copie erano limitate.
Leggendolo, non ho trovato nulla di diverso da quello che mi aspettavo, immaginavo. Leggendolo, mi è venuta voglia di leggerlo di nuovo perché c’erano tanti argomenti trattati che la stampa italiana, falsa e poco irriverente, non avrebbe mai preso in considerazione.
Si parla di Chiesa, Papa, dei ministri stranieri. Si parla della manifestazione di domenica scorsa ed in tono ironico si dice: “Plus de monde pour Charlie que pour la messe (più persone per Charlie che per la messa)”. Si parla di Suor Emmanuelle, una suora che è contro il settimanale e che era domenica alla manifestazione. Di lei, è stata fatta una vignetta, nella quale la sua figura dice: Ici-bas je me masturbais…au paradis, je vais sucer des queues (Quaggiù mi masturbavo…in paradiso farò i pompini). C’è una vignetta di una donna islamica, senza velo e con una maglietta succinta (sulla quale compaiono le seguenti parole: né puttane, né sottomesse), che nel periodo del Ramadan (dove le attività sessuali non sono permesse), dice a un uomo: “Io me la faccio leccare quando mi pare”.
Si parla di omosessualità, del fatto che le donne non hanno bisogno di un maschio per vivere, di come sia “facile” dirottare un aereo o fare atti di terrorismo, in un mondo dove scarseggiano i controlli. Di come alte cariche del vaticano controllano territori nazionali, europei, mondiali. Della legge laica francese del 1905, di come sia facile dire “Je suis Charlie”, subito dopo un atto terroristico di portata mondiale.
Cari amici e amiche, giornalisti e giornaliste, se siete Charlie, dovete sposare tutti gli argomenti precedentemente citati.
– Dovete dire che la Chiesa ha dei problemi di fondo. Che molti dei vescovi e cardinali controllano tutto. Hanno potere su tutto. Hanno case fantastiche, di cui non hanno bisogno. Violentano bambini e bambine. Sia psicologicamente, che fisicamente.
– Dovete dire che siete a favore del gay, della lesbica, del trans. Che non vi dà fastidio incontrare per strada donne che si baciano o coppie di maschi, con un pargolo in braccio, frutto di una mamma in affitto.
– Dovete essere a favore delle donne islamiche, succubi di una religione, del Maschio. Dovete aiutarle ad indossare magliette strette e a farle dire: “Io scopo con chi cazzo voglio!”.
– Dovete accettare la separazione tra Stato e Chiesa, avvenuta nel 1905 in Francia. Da allora, la Francia dovrebbe essere uno stato laico.
– Dovete andare a tutte le manifestazioni contro il terrorismo e dovete credere in quello che fate. Non farlo solo perché un mezzo televisivo vi riprende. E poi nella diretta telefonate a vostra madre, perché siete in video.
– Dovete dire…
Personalmente, Je ne suis pas Charlie perché, benché sia una persona che dice sempre quello che pensa, ho ancora delle difese che non mi fanno essere totalmente libero. Se scrivete Je suis Charlie, non lo dovete fare perché il buonsenso comune dice di farlo. Perché siete solo contro il terrorismo. Scrivere Je suis Charlie significa essere liberi di dire, di fare, di pensare. Non di dire, di fare e di pensare perché qualcuno ci/vi/ti dice di dire, fare e pensare.

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Strade…

Le strade sono diverse per ognuno di noi. Seguono curve, linee rette. Incontri ravvicinati: con buche, eventi inattesi, sensazioni forti. In negativo. In positivo.
Le strade degli altri ci sembrano migliori. Piene di orpelli, di fascino. Sembra quasi sempre che le nostre manchino di qualcosa. Dello zucchero nel caffè, del sale nella zuppa di legumi.
Le curve ci fanno paura. Immensa Paura. Il nostro equilibrio, in quel frangente, si mette alla prova. Prova ad essere forte, ma non sempre ci riesce. Ma, intanto prova. Provare è il verbo più indicato per esserci. Siamo anche perché ci buttiamo nelle imprese, che ci sembrano impossibili da realizzare.
Siamo amici, parenti, nemici perché ci mettiamo qualcosa di noi. Ci addentriamo nelle relazione. Con tutto quello che abbiamo. Anche se non è il 100 por ciento. Se no che senso avrebbe?
Le strade dritte sono anche scontate e, quasi sempre, prive di mistero. Sostanza. Sono comode. Chi non vorrebbe viaggiare verso una direzione senza semafori né buche?
Le strade, purtroppo o per fortuna, hanno direzioni diverse. Siamo noi che dobbiamo trovare la nostra luce. Per cavalcare su sentieri non sempre illuminati.20150111_173537

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Panorama

Una moto bianca poggiata. Così. Padroni non s’intravedono. Attaccata a una ringhiera verde. Quasi arrugginita. Il panorama non parla. Forse, sul suo piccolo pianeta, il Piccolo Principe starà gridando: “Che meraviglia!” Ma, i semplici mortali non si accorgono che davanti ai loro occhi ci sono montagne definite, luci di case, rumori di sirene e macchine anonime. I semplici uomini non si accorgono di come sia bello osservare da una panchina tutto questo. Tutto questo. Fate una cosa. Per un pomeriggio. Lasciate i figli da qualcuno. Per un’ora. E uscite di casa, con il vostro compagno, amico, amante. Sedetevi su una panchina verde o muretto ed osservate il vostro panorama. In silenzio. Senza parlare. Stringetevi le mani e annusate i profumi. I rumori. Gli odori. Non baciatevi (lo farete a casa). Accarezzate la persona che vi e’ accanto. E tutto si fermerà. I pensieri, le preoccupazioni. Ritornerete a casa rigenerati. Avrete fatto qualcosa con il vostro compagno, senza la fretta del sexo e l’ansia delle conversazioni. Ritornerete a casa, con il vostro motorino bianco, di seconda mano. Stretti come due adolescenti di liceo, che non vanno a scuola. E che attendono quel giorno da mesi.

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PERSONASIMPORTANTES

Le persone importanti sono dei punti fissi, ai quali ci aggrappiamo. Quando siamo giu’, quando stiamo bene. Quando abbiamo bisogno di un favore. Un consiglio.
Ci sono sempre. Anche se sono a Parigi, mentre osservano la Tour Eiffel. Anche se siamo a Roma, soli e senza conforto. Le persone importanti le riconosci: in una cucina piena di persone, in un’aula di Universita’, in una serata in discoteca, dove il buio sovrasta la luce. A volte, anche in visi nemici che poi, improvvisamente, si trasformano. Le persone importanti non hanno bisogno di conferme e continue chiamate. Anche se stanno in silenzio, la loro assenza e’ presenza.
Oggi, il vento smuove foglie ancora verdi e finestre non chiuse bene. Oggi e sempre, il vento non smuove la mia panchina di pietra preferita, che mi accoglie anche quando non sono io. (Per Charles)

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Anna

La signora Anna aveva un negozio in centro. Qualche anno fa. Un negozio di bambini. Anna è una donna ottantenne, alla moda. Capelli biondi fatti dal parrucchiere. Anche se preferisce pettinarseli da sola. Rossetto rosa, unghie rosa, camicia rosa. Le ho chiesto se aveva anche l’ombretto rosa. Mi ha risposto che non riesce a metterselo, perché non ci vede. Anna non ha paura del domani. Ama passeggiare per la città: sorseggiare un caffè al bar ogni mattina, andare dall’estetista, parlare con chiunque sia educato. Gentile con lei. Anna sorride anche nei giorni bui e prende con filosofia la morte di un suo caro. Dice: “Siamo nati per morire”. Anna l’ho conosciuta qualche giorno fa. Questa mattina le ho offerto un caffè, perché ho rivisto in lei mia nonna. Una persona sorridente e aspirante velina. La signora Anna aveva un negozio in centro. Ora è in pensione. Tutti continuano a salutarla e a portarle rispetto. La luce delle persone oneste continua a brillare anche quando non sei più sulla cresta dell’onda. Buon Martedì.

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Stanchezza Sana

Voglio vivere con Stanchezza Sana. Quella che hai dopo danza, palestra, soprattutto yoga. Quella che hai
dopo il sexo. Quando le passioni si placano e tu ti appisoli sul divano, senza dire una parola. Quella di un bambino
che ha apprezzato i suoi giochi e gli amichetti e non riesce a chiudere gli occhi, mentre mangia la pastina, che la
mamma gli ha preparato con tanta cura. Quella che hai dopo un esame, dopo che hai aspettato un’intera giornata. Sei stato
l’ultimo ad essere interrogato. Esci dall’Università che è buio, ma sei felice. Perché hai messo un altro tassello.
Ti guardi intorno: vedi gli autobus di Roma sempre pieni, i bar universitari che stanno chiudendo. Appoggi il tuo
corpo su un farola, con luci ad intermittenza, mentre ti mangi un panino che ti eri portato da casa. Quello preparato la
sera prima, nascosto nella tua Invicta piena di libri, biglietti, maglie e salviettine profumate. A volte, vorrei vivere con Stanchezza Sana. Non sempre. E’ come quell’amica che ti completa, che non vedi quasi mai…

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Amori della ricreazione

Pomeriggio al mare. E amori adolescenziali. Ho sempre ammirato quei ragazzini che si scambiano carezze, baci ed abbracci sentiti. Sono li’ sulla spiaggia: asciugamano a terra, si guardano, sentono l’odore dei corpi. Si dicono cose che non so: forse frasi erotiche o porno, parole dolci da libri romantici. Si accarezzano lentamente. Credono alle loro emozioni istantanee e visibili. Reali. Poi per un pò si fermano. Giocano a burraco, mangiano un panino. Forse lo spuntino della ricreazione. Dopo poco iniziano di nuovo a baciarsi e a sentirsi. Senza mai staccarsi. Intorno: il mare di ottobre, il vento non troppo fresco, l’odore di salsedine. E quella poca gente che prende ancora il sole. E il silenzio.

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